giovedì 5 gennaio 2012

VIVA L'A E PO BON: STORIA DEL MOTTO TRIESTIN !

Bondì, mularia mata...

Oggi, mentre osservavo dalla finestra il "caligo", ho notato una gallina con ben due teste!
L'ho vista volteggiare sopra i tetti della città di Trieste.
Certo, pasta con bisi non mi manca, quindi... ho deciso di lasciar volare via quello strano esemplare dell'avifauna, concentrandomi sulla storia di un popolarissimo motto triestino, reso eterno da un leggendario motivo dialettale...  No. Non parlo de "La galina con do' teste", anche se pure essa c'entra.

La "galina con do' teste", con nel cuore Trieste asburgica , in un'accattivante versione moderna ad opera del grafico Arlon Karl Stok


Sto parlando proprio di VIVA L'A E PO BON (XE QUESTO EL MOTO TRIESTIN)!!!!


Ma è Viva l'A e po bon (Viva l'Austria e poi bene), oppure Viva là e po bon (Viva là e poi bene)?

Vediamo di gettare un po' di luce (senza aver la pretesa che sia la verità esatta... mi baso solo sulle fonti storiche, senza nessuna interpretazione politica)

La celebre canzonetta nasce nei primissimi anni '10 del '900. In realtà, essa è solo una porzione della canzone oggi conosciuta, contenuta, per l'appunto, nel testo della canzone sopracitata: LA GALINA CON DO' TESTE

Il testo di questa prima canzonetta, di stampo popolare, ricavata sulla musica di una marcia austroungarica preesistente, è il seguente:

"LA GALINA CON DO' TESTE"


La galina con do' teste la go vista svolazar
sora i copi de Trieste, l'Alabarda a sventolar...


Qua se magna e qua se bevi, qua se vivi in abondanza
pasta e ceci no ne manca, e viva l'A e po bon...


P.s.: Aggiungo oggi, venerdì 6 gennaio 2012, questa mia piccola nota a proposito dei "ceci", che nulla c'entrano come piatto delle terre triestine (come giustamente fatto notare più sotto, da un commentatore, che ringrazio)...
Preciso che ho trovato questo verso in un antico spartito per banda, risalente agli anni '30. Per questo specifico verso, rimando ai commenti alla fine di questo post.


*********
La canzone, cita ironicamente l'Aquila bicipite Imperiale.


Quindi, Viva l'AUSTRIA e poi bene! 
Probabilmente, il motto risentiva del clima di sfiducia che aleggiava a Trieste, durante la Prima Guerra Mondiale. Senza voler far della storia, come detto poc'anzi, la realtà era che sotto l'Austria, Trieste fu, per secoli, uno dei massimi porti dell'Europa e non solo. Notevole punto di scambi culturali e centro nevralgico di commerci.
Tutte peculiarità perse dopo la caduta dell'Impero Asburgico (il famoso "Ribalton"). E tutto questo lo si poteva già intuire nell'aria molto tempo prima della fine della Grande Guerra!
Così, i triestini, da sempre abituati a scherzare su tutto, coniarono il celebre motto, poi ripreso nella canzonetta popolare "La galina con do' teste".


Ma, attenzione; la canzone completa "Viva l'A e po bon" deve ancora arrivare...


E difatti, eccola giungere più o meno una quarantina d'anni più tardi, sotto forma di una vera e propria canzone d'autore!
L'autore della stesura definitiva è Luigi Borsatto, meglio conosciuto con il suo soprannome "Gigi".


Gigi Borsatto nacque a Trieste verso la fine dell'800. Si diplomò Maestro di fisarmonica, diventando un bravo ed apprezzato insegnante musicale, sia di fisarmonica, sia di pianoforte (i due strumenti, in fondo, sono accomunati per alcune caratteristiche tecniche).
Borsatto, durante gli anni, all'attività di insegnante alternò quella di cabarettista (recitò con De Rosé, Cecchelin e molti altri comici-fantasisti dell'epoca), e, soprattutto, quella di compositore, ottenendo nei concorsi di canzonette dialettali d'autore,  dei piazzamenti più che buoni, andandosi ad aggiungere alla schiera di altri importanti autori nostrani come Cavedali, Chiesa, Parentin, Nattek, Carniel e Cornet.


Ad un certo punto, siamo nel 1949, in piena amministrazione anglo-americana. C'è il TLT - Territorio Libero di Trieste. La Seconda Guerra Mondiale è giunta al termine solo da pochi anni, portando tanti lutti e tanta povertà, oltre agli sconvolgimenti socio-politici del territorio giuliano.
Ma in giro vi è anche una gran voglia di superare pian pianino gli orrori del conflitto bellico (in particolar modo, i terribili bombardamenti subiti dalla città nel 1944), riscoprendo il piacere della musica, grazie anche ai militari alleati, i quali portano in Italia tutto il loro carico di swing.
Nelle sale da ballo triestine impazzano i nuovi ritmi importati da oltreoceano, come il Boogie-Woogie. 
Nell'aria, colma di speranza per il futuro, risuonano le note dell'orchestra di Glenn Miller, e del suo cavallo di battaglia: "IN THE MOOD"



Alton Glenn Miller (Clarinda - USA, 1° marzo 1904 - Canale della Manica, 15 dicembre 1944)




  I bambini dell'epoca scorrazzano e giocano, incuriositi e divertiti, tra jeep Willis e militari a stelle e strisce. Chiedono loro sempre qualcosa, dicendo solo: "Ehy, Jimmy... tu dare qualcosa a noi?" In risposta alle simpatiche richieste, il militare americano di turno elargisce sempre qualche cosa mai vista prima, come le "gomme americane" da masticare, oppure qualche sigaretta con filtro (di cui i ragazzini non se ne facevano nulla, tra l'altro, essendo troppo piccoli per fumare). Pacchetti colorati con scritte "strane" (agli occhi dei bambini triestini di allora) come "Lucky Strike", "Pall Mall", "Camel", ecc...    
Si sogna l'America, quella vera, con i grandi films Made in Usa, come, ad esempio, i western della Paramount, proiettati nei tantissimi "Cine" triestini, come "Il Moderno", "L'Ideale", "Buffalo Bill", "Adua, "Impero", "Centrale", "Filodrammatico", "Venezia", e numerosi altri.    
L'attuale Questura, qui nel 1947, quand'era destinata a Quartier Generale del GMA
In questo rinnovato clima di ottimismo, pur costellato da molte incognite, la musica dialettale triestina si fa strada, prepotentemente. La Lega Nazionale organizza di continuo concorsi di canzonette triestine d'autore. Borsatto, come detto, è uno dei principali autori in voga, e proprio nel 1949 compone, sulla base del ritornello dell'antica "La galina con do' teste", il nuovo pezzo destinato a rimanere ancor oggi nel cuore di tutti i triestini.

Doverosa premessa sul testo che segue, poiché fornita dal nipote di Gigi Borsatto, Adriano Borsatti Jarach: Il testo originale di Borsatto (il nipote conserva ancor oggi, sotto una teca posta sopra il pianoforte, lo spartito originale) si intitola VIVA LA' E PO BON, perché Borsatto voleva solamente sottointendere il piacere, tutto triestino, di vivere la vita così come viene.  Quindi, ecco il testo di Borsatto così come fu da lui ideato:     

 VIVA LA' E PO BON!    

Viva la' e po bon,  xe questo el moto triestin!    
Che la vadi ben, che la vadi mal...    
Sempre alegri e mai passion, Viva la' e po bon!   Gavevo un porco, el me xe crepà...  
Ohh, che pecà. Oh, che pecà..    
Lo incoconavo, per farlo bel    
ma co i salami el xe svolado in ciel!...    
Viva la' e po bon,  xe questo el moto triestin!    
Che la vadi ben, che la vadi mal...    
Sempre alegri e mai passion, Viva la' e po bon! Gavevo na mula, la me xe scampà...    
Ohh, che pecà. Oh, che pecà...    
La cocolavo, ma sul più bel  la xe filada via come un stornel!...    
Viva la' e po bon,  xe questo el moto triestin    
Che la vadi ben, che la vadi mal    
Sempre alegri e mai passion, Viva la' e po bon!    

Il pezzo divenne così popolare che, accanto alle strofe originali, il popolo ne aggiunse altre, destinando questa canzone all'immortalità, insieme ad altre memorabili canzoni triestine, come "El Tran de Opcina (La nova Bora)" e "Una fresca bavisela (Marinaresca)".    
 
Qui, nel mio pupolo in stile "Disneyan-patoco" (cliccandoci sopra, lo potete visualizzare in versione lenzuolo, cioè in grande), troviamo Minnie Strucoleta, Topolin Morbin e Pippo Nagana, mentre, in pieno periodo TLT (1949), discutono sui dubbi amletici in merito all'origine di "Viva l'A e po bon", nel piazzale antistante alla Cattedrale di San Giusto. Di fronte a loro si può intravedere la discesa di Via del Castello, che porta verso Cittavecchia.
Qui di seguito, vi propongo alcune versioni del pezzo. La prima è la celeberrima versione del nostro cantautore più amato, Lorenzo Pilat, il quale incluse "Viva l'A e po bon" nel suo primissimo lp folkloristico del 1973, intitolato "Trieste matta":    
 
 
 La seconda, invece, è la versione live (in stile punk triestinaz) dei mitici e miticerrimi UltrabulloTs, al "Vecio spazacamin" di via Settefontane:  
   
 
 "Viva l'A e po bon", non conosce confini geografici... la sua fama è giunta sino in Costa D'Avorio (Africa), dove alcuni ragazzi del luogo intonano alla perfezione il celebre "moto triestin", con tanto sano Morbin!!  
   
     
Ritornando al mio stralunato mondo "Disneyan-patoco", ecco la versione di Paolin Paperin (papero triestin), eseguita dal pazzoide sottoscritto, René:  
   
 
Termino con due versioni live, sempre di Pilat. La prima è questa: un live in stala, eseguito in una stalla, per l'appunto, nell'anno 2000. I coristi sono il mitico ristoratore veneto Ennio Baldin, titolare dell'omonimo ristorante-trattoria in quel di Chioggia (VE), ed il simpatico perito Paolo Toniolo, autore di canzoni per diletto (ne ha scritte tante assieme a Pilat, tra cui "Il riccio di mare", "Addio bambolina" e "Pesce di fondo"):
  
    
La seconda versione, sempre live, è tratta da una recente (estate 2011) esibizione di Pilat alla sagra di Campanelle (che no xe Costalunga), alla periferia di Trieste:  
   
    
Un saludo e a presto, con tante altre patocade... alè Alga! (Marina Alga, una mia carissima amica, studentessa del Nautico di Trieste).                 

        René

46 commenti:

Anonimo ha detto...

Varda che "pasta e ceci" xe assai controverso, quando mai se ga magnà ceci a Trieste? Altre fonti disi "pastasuta", "calandraca" o qualsiasi altra pietanza triestina. No roba de la bassa italia, no?

René ha detto...

Vero!
Su un antico spartito per banda, risalente ai primi anni '30, trovato anni fa da uno "strazariol" in Cittavecchia (vizin dela libreria de Misan), si trova già il verso "pasta e CECI"!
Ed anzi, mi scuso di non aver aggiunto al post questo, poiché mi son accorto proprio con il tuo commento che, effettivamente, un lettore si chiede, giustamente, il perché dei ceci.

Ipotizzo (è solo un'ipotesi, da prendere con i mollettoni giganti) che il popolo (perché "la galina con dò teste" non è una canzone d'autore, ma una delle tante melodie popolari ricavate sulle marce austroungariche dell'epoca) abbia voluto prendersi gioco degli italiani.
E' solo un'ipotesi e nulla più, poiché risalire alla versione originale è oramai praticamente impossibile. E' già tanto che si sappia che l'origine de "La galina con do' teste" risalga ai primi anni '10. Purtroppo, è difficile trovare qualche persona molto anziana che magari si ricorda qualcosa di più, con più precisione.
Dopo il tuo commento, ho provato a fare un'ulteriore ricerca, ed ho scovato un vecchio tomo del Sancin, dove conferma il periodo (primi anni '10) della canzonetta, affermando che potrebbe essere nata in area socialista, da quei socialisti che vedevano bene la Triplice Intesa. Però del testo originale, nessuna traccia.
Lancio un appello a chi ne sa di più, di farsi vivo qui, lasciando un commento apposito. Dal canto mio, proverò ancora a ricercare in giro, perché interessa molto anche a me la questione, e vorrei appurare bene questa cosa, per filo e per segno, in modo da poter tracciare un quadro veramente definitivo e preciso!
Grazie per il tuo commento, un saluto.

Anonimo ha detto...

Purtroppo niente è semplice quando si tratta di Trieste.I decenni che precedettero el rebalton, con l'acutizzarsi dei nazionalismi slavo e italiano, furono roventi (il periodo è stato molto ben descritto nel saggio "Trieste" di Angelo Ara e Claudio Magris). La versione resentada de "La galina con do teste", per ovvii e ben comprensibili motivi, fu ripresa in seguito dalla storiografia della canzone popolare triestina, anche dal prof. Mario Doria nel suo dizionario. Una versione un po' diversa figura in " Trieste canta" di Fulvio Marion e Pier Paolo Sancin. Belli i tuoi pupoli ... hai molto talento! Sofia Cossutta

René ha detto...

Grazie, Sofia.

Hai ragione. Son terreni impervii, vuoi, per l'appunto, per la difficoltosa ricostruzione storica, vuoi per i temi delicati.

Sicuramente, qualche informazione abbastanza precisa la si potrebbe trovare in "Vose de Trieste passada", del Catalan (libro che, purtroppo, non possiedo)

Una cosa sicuramente accomuna tutti... la canzone stessa! La quale è molto piacevole da cantare, sempre, in qualsiasi occasione di allegria e convivialità.

Un saluto

Alan Kobal ha detto...

Ciao. Complimenti per il blog.

Volevo riportare la teoria, suffragata da qualche documento, che ho recuperato su un vecchio canzoniere degli anni 50. Pur non ricostruendo così bene la storia come sopra spinge la nascita di questa canzone molto più in la nel tempo.
"Risi e Bisi no ne manca" sarebbe l'antica
versione del passaggio controverso.
I Risi e bisi sarebbero i veneziani, scacciati dalla "Galina con do Teste" che porta il benessere in città, da cui il moto di gioia e ringraziamento all'Austria.
La canzoncina poi arriva nel '900 e si modifica causa gli sconvolgimenti storici del 1918.
Non si può più festeggiare nè nominare l'Austria e il riferimento ai veneziani risi e bisi (ora alleati) viene soppiantato ironicamente dal tipico pasto meridionale che in questo momento comincia a "avanzar" da tanto ce n'è.

Che ne pensate? Io l'ho sempre trovata una teoria affascinante e plausibile.

René ha detto...

Grazie del commento, Alan

La tua teoria può spiegare il perché del "pasta e ceci" presente sul mio spartito per banda, dei primi anni 30.

elisa ha detto...

Ciao, io conoscevo una strofa prima de "la galina con do teste" che però non riesco a trovare da nessuna parte dunque mi viene il dubbio non sia originale (anche se me la cantava mio nonno 25 anni fa...)provo a riportarla:
"Xe sette anni che porto sta bareta, la ga el color del papagal, passa un gendarme in bicicleta, ghe par de esser un general...che no va sempio, stupido, ignorante, ti no te sa che i tempi xe cambiai, se te passi per trieste, come una crodiga i te butta nei fasoi...."
A voi risulta?Grazie!

René ha detto...

Giuro che è la prima volta che la sento, ma il mio commento non fa testo. Aspettiamo/speriamo che qualcuno più "senior", quindi con più ricordi, possa fornirci delucidazioni.

Grazie per il commento, un saluto

Anonimo ha detto...

Son una vecia matrona che no sta piu' a Trieste da 36 ani, ma la nostalgia xe ancora tanta. Girando in internet go trova' Trieste patoca. A proposito dei ceci de "la galina con do teste" posso dir che a casa mia anni'50 se magnava la minestra de ceci e nei ani '60 mia mama se li fazeva portar da Rovigno. "I ceci de Rovigno xe un'altra roba!" Mia mama iera "ruvignisa" e mio papa' de Portorose. Grazie de tuto! bubez

Anonimo ha detto...

Complimenti per l'articolo!! Viva l'A e po bon!

Unknown ha detto...

Scusate, da non triestina mi chiedo: esiste una versione cantata in cui vi sia anche la strofa sulla galina co do teste? La prima volta che l'ho sentita cantare(in osmiza con amici di mio moroso)era quella la prima strofa, non quella del porco..grazie intanto per il bellissimo articolo! :)

René ha detto...

Grazie a lei !
Dunque, di versioni cantate contenenti la strofa de "La galina con do' teste" dovrebbe esistere in qualche registrazione storica di Cecchelin, assieme alla sua celebre compagnia "La Triestinissima", ma di più non saprei. Mi informerò certamente, visto che questi miei interessi triestini sono sempre "work in progress". :)

Un saluto

Anonimo ha detto...

Bon qua digo la mia a Servola, mio nonno e mio papà se incazzava sempre quando i sentiva cantar sta canzon per i carnevai con la frase "pasta e cecci no ne manca" e i la ga sempre cantada con la frase "gnoki e jota " no ne manca, forsi perchè i jera della parte slovena dei triestini, mentre la per parte Italiana podeva andar ben "pastasuta", in ogni caso se l'originale canzon xe del 1910 se improbabile che a trieste i cantassi pasta e ceci, mentre nella version del 1930 xe sai probabile la resentazion per i Taliani....

Anonimo ha detto...

In ogni caso noi a Servola partivimo cantando: E xe tre anni che porto sta bereta, la ga el color del papagal, passa un gendarme in bicicleta...ghe par de esser un general,....che nova njampolo, stupido, ignorante... ti no te sa che i tempi xe cambiai, se te capiti a Trieste (noi disevimo a Servola) come una crodiga i te sgnaca nei fasoi......e no la xe miga cussi, come che te la conti (o pensi) ti......e dopo partivimo con La galina con do teste ecc.ecc.

René ha detto...

Bela sta ultima... no la savevo. Grazie!!!

Un saludo

Anonimo ha detto...

da come la ricordo, Trieste, quando vi vivevo quasi cinquanta anni fa, le differenze rionali erano significative anche linguisticamente e ciò spiegherebbe le svariate versioni del "Viva l'A e po' bon.." Quanto ai ceci li ho scoperti molto tempo dopo la mia emigrazione ed ora li mangio con gusto, non con la pasta ma tipo humus arabo. A casa mia mai visti ceci, ne' nelle case di amici e parenti a Trieste. La famiglia di mia nonna era a Trieste certamente almeno dal 1613 ed era lei a fare da mangiare.

Ciao, grazie per questa interessante conversazione. Giulia Maria

Claudio presselli ha detto...

Salve muli,
a proposito della strofa che parla de ...pasta e ceci no ne manca...la xe sbagliada.
A Trieste podeva esser Jota o risi e bisi.
La version corretta xe la seguente:
....qua se bevi e qua se magna, qua se vivi de abondanza che MISERIA no ne manca viva l'A e pò bon....perchè la xe una presa in giro all'Austria.
Ciao a tuti un vecio triestin PATOCO

Anonimo ha detto...

Grazie per aver ricordato il Maestro Luigi Borsatto. Abitava in via Fornace, nello stesso palazzo in cui abitava mia bisnonna. Borsatto è uno dei primissimi ricordi della mia infanzia, anche perché portava una benda nera su un occhio che mi terrorizzava... Ricordo bene anche sua moglie, morta a metà degli anni Ottanta, e il loro gatto enorme. A quanto ne so, nessuno ha ancora studiato questo musicista triestino estremamente creativo.

Fabio ha detto...

Triestin 100% emigrato e, purtroppo, non capace di scrivere in dialetto
Complimenti per il blog! Interessante anche questa disamina, io credo che l'A sia riferita all'Austria e che "pasta e ceci" sia una variante successiva alla meridionalizzazione di Trieste (dal '18 in poi)
Un appunto storico: mi pare che idealizzi troppo il periodo di occupazione alleata. Non era poi così tutto rose e fiori!

Anonimo ha detto...

Ciao, complimenti per il blog e per questa interessantissima ricostruzione.
Solo un appunto: la foto di "Glenn Miller" è in realtà quella di James Stewart nei panni di Glenn Miller in un film del 1954 ;)

Sonja

René ha detto...


Sonja, grazie per la rettifica su Glenn Miller - James Stewart !!!!
Faccio mea culpa, poiché ho preso questa foto direttamente dal videoslide youtube del suo celebre pezzo "In the Mood".
Scusandomi ancora con i lettori per lo sbaglio, provvedo subito a cambiare.
Grazie ancora a tutti per i vostri sempre graditi commenti.

Gianfranco ha detto...

Più che Paperino sembrava la Linea de Cavandoli (che podesi eser una bona variante pel video) ma sai cocolo comunque, bravo!

Anonimo ha detto...

Un piccolo contributo: mia madre non cantava "pasta e ceci no ne manca" bensì "là la fame no ghe manca" riferito ai regnicoli (i friulani che vivevano nel "regno" lombardo veneto e non da noi nell'impero) e se ci pensate credo sia la versione giusta, sia per la musicalità, per l'ovvia assenza di un legume che non ci appartiene e perchè dà il senso alla frase precedente, che contrappone il benessere asburgico alle miserie italiche...

Claudio Pagani ha detto...

Ho letto con piacere quanto scritto su Gigi Borsatto.
È' stato mio maestro di fisarmonica dal 1957 al 1963.
Sotto la sua guida mi sono diplomato in fisarmonica con il maestro Marcosignori.
Ricordo cha andavo da lui in via della Fornace pagando ben 350 Lire a lezione.
Poiché a quei tempi non c'erano le fotocopiatrici mi scriveva le canzoni su quaderni di musica che ho salvato accuratamente. Fra queste ci sono alcune sue composizioni.
Mi sembra avesse una figlia. Avrei piacere parlare di lui con qualcuno che lo ha conosciuto,

René ha detto...

Ringrazio il sig. Pagani per il commento.

E' veramente bello vedersi affacciare su questo mio modesto blog, tante persone che hanno "respirato a pieni polmoni" l'aria di questi momenti così importanti della storia di Trieste (siano essi musicali e/o di vita, in generale).
Il M. Borsatto dovrebbe essere ricordato più spesso da questa Trieste che, forse, dimentica troppo in fretta tanti suoi illustri concittadini.

Un saluto

Anonimo ha detto...

anche mi gò studia fisarmonica con el Maestro Borsatto. Su la storia de la galina con dò teste saria de tirar fora quanto , me par un suo nipote, gaveva scrito su le "SEGNALAZIONI" del PICCOLO, riguardo questa canzoneta. Saria una sorpresa per tanti. Saluti a tuti quei che lo gà conosu, e VIVA L'A' E PO' BON

Anonimo ha detto...

scusime se resto anonimo, ma un poco de ritegno ghe vol.
deso te dago la strofa de "el tram de opcina", che i cantava in rena vecia all'osteria AL BUON CITTADINO gestida per tanti ani da Rico Roso.

PER NOI GHE XE' LA JOTA
POLENTA PEL FURLAN
CANTIER PORTO LAVORA
QUA NO NE MANCA EL PAN
SAN SERGIO L'ALABARDA
DAL CIEL NE GA' MANDA'
EBREI GREGHI CORFIOTI
QUA VIVI IN LIBERTA'


saluti e Viva l'A. e pò bon

Anonimo ha detto...

Splendido blog, me son emozionada, adoro le canzoni triestine, le me dà i brividi per i brazi, e non posso far a meno de cantarle, go un par de libreti, dove ghe xe un mucio de canzonete triestine.
Se trata veramente de fascicoli de fogli incolai con i testi fotocopiai, fati da Lino Felician ... non ghe xe l'ano, devo zercar mejo.
Comunque go trovà el testo de "La galina con due teste", el dise cusì (trascrivo tuto, ga 3 strofe che me par non le ghe entri niente):

La galina con due teste, la go vista a svolazar
sora i coli de Trieste e l'alabarda a sventolar.
Qua se magna e qua se bevi, qua se vivi in abondanza
pasta suta no ne manca. Viva là e po bon.
Molighe el fil ch'el svoli, quel mandriol peloso
'l credeva che lo sposo, inveze lo go lassà!
Andaremo a San Giovani col caless
faremo una magnada de bon pes.
E se magnando el pes, un spin ne va per tress,
faremo gargarismi de petes
E se magnando el pes, el spin ne resta in man,
faremo gargarismi de teran!

Comunque parla de pastasuta no de ceci, che mi no conossevo fin che no go sposà un fio de meridionai e neanche 'desso me piasi. Solo i fasoi iera a casa mia e anca a casa de me nona paterna de Umago.

Son triestina solo per un quarto (con cognome ustriaco), un quarto istriana per via de la nona, e il resto furlana de Gorizia, son vegnuda a abitar qua perché sentivo che qua xe le mie origini e no posso imaginarme de viver in nessuna altra cità.

René grazie di esistere!!

Maura S.

René ha detto...

Ma grazie a Lei, gentilissima !!!

Grazie anche per il testo !!!!

René ha detto...

Aggiornamento recente... non molto tempo fa un commentatore aveva scritto in questi commenti il seguente testo: "anche mi gò studia fisarmonica con el Maestro Borsatto. Su la storia de la galina con dò teste saria de tirar fora quanto , me par un suo nipote, gaveva scrito su le "SEGNALAZIONI" del PICCOLO, riguardo questa canzoneta. Saria una sorpresa per tanti."

Oggi, martedì 16 aprile 2013, è apparsa un'altra segnalazione ,su "Il Piccolo", del nipote di Gigi Borsatto, ovvero Adriano Borsatto Jarach. Nel testo, il signor Adriano specifica che lo spartito scritto dal nonno è Viva la' e po bon (Viva la' e poi bene). Quindi ho ritenuto doveroso inserire nel mio articolo questa precisazione.

Ovviamente ognuno poi, per conto proprio, può interpretare la canzone come vuole, cioè Viva l'A o Viva la'... poiché è un po' come dire, di fronte a due "mule" ugualmente bellissime: "ti te preferissi la mora o la bionda ?"

Ciò non toglie nulla all'anima di questo nostro brano, uno dei più amati e più patochi di sempre !

Un saluto e grazie ancora a tutti i graditi lettori, commentatori

Anonimo ha detto...

son quel che la gà citado nel comento precedente. mi penso che saria de leger quel che gaveva scrito quela volta sul Piccolo el signor Adriano Borsatto Jarach, tanto per cavarse tuti i dubi su questa canzoneta. forsi se lo trova su facebook o su la guida del telefono. la fazi Lei.
ringraziandolo per una cusì bela rubrica, el solito anonimo.

René ha detto...

Grazie a Lei !

Gavevo zercà la precedente segnalazion, ma no la gavevo trovada. Proverò a zercar de contatar el sior Adriano.

Un saludo

Anonimo ha detto...

Ecco il testo dell’intervento a firma di Adriano Borsatto Jarach, nipote di Gigi (Luigi) Borsatto sulle Segnalazioni del 16 aprile

«Devo precisare quanto segue in riferimento ad un’imprecisione nell’ultima parte della segnalazione di Fabio Mosca. Cecchelin è stato sicuramente un grande cabarettista nell’ambito della città, vulcanico addirittura, per quantità e varietà di testi, ma “ Viva là e po’ bon” (scritta esattamente in questo modo) non gli appartiene. Parole e musica di questa celeberrima canzonetta venuta veramente col passar degli anni “il moto triestin” sono infatti solo ed esclusivamente di mio nonno Gigi (Luigi) Borsatto come testimonia lo spartito originale che custodisco gelosamente sotto vetro appeso sopra al pianoforte appartenuto proprio a lui. Ancora: so di certo, da mia madre (sua figlia), che Gigi non era “austriacante” ma uomo che amava la vita, semplicemente, e la musica in particolare per cui“ Viva là” per lui poteva solo significare quello che intendiamo tutti noi adesso. Un tanto per la precisione»

Tanti saluti a tutti. Maura S.

René ha detto...

Grazie dell'inserimento, signora Maura.

Un saluto

Alan Kobal ha detto...

Torno a rileggere questa pagina dopo lungi e noto lo sforzo comune di cercare di ricostruire il significato originale adducendo ognuno la propria fonte. Credo che terrò da oggi in poi la versione che la signora Maura riporta dalle segnalazioni per un semplice fatto: come in ogni aspetto della vita in cui si sia cerchi di dare un significato "politico" nel senso stretto a qualcosa che non nasce con questo spirito si fa un torto alla cosa stessa. Per quanto sia stato affascinante vedere come ad ogni versione delle strofe venisse attribuito un particolare periodo storico / sentire (e sarei curioso di sentire un servolano intonarmi la strofa mancante di persona) ne abbiamo perso il vero senso originale che è, per fortuna, quello che ci identifica tutti attorno a questa canzone: viva là e po' bon.

lorenzo ha detto...

Saluti a tutti, capito casualmente da queste parti per la prima volta e quale amante di storia e cultura locale do il mio contributo che spero possa risultare utile.

A me risulta che "Viva l'A" sia un gioco di parole creato proprio facendo il verso al ritornello della celebre canzonetta "de qua" (la cui versione "filologicamente" corretta sarebbe per l'appunto "viva là e po' bon") dal duo Carpinteri & Faraguna per intitolare il loro ultimo volume di Maldobrie uscito nel 1983 - quindi solo trent'anni fa. Volume che, a mio modesto parere, fu il meno brillante della fortunata serie... ma il gioco di parole, come altri coniati dalla sagace coppia (vedi PNF-Povero Nostro Franz), colpì l'immaginario popolare tanto che negli ultimi tempi sempre più contraddistinti dalla disillusione per la situazione politico-economica italiana e per il declino della città, e quindi sempre più facilmente austronostalgici, essa avrebbe sostituito nella vulgata il verso originario. Tuttavia la canzone, a mio modo di vedere, è ben poco "austriacante": chiamare "gallina" l'aquila imperiale è già di per sé indizio di irrisione più che di celebrazione e pure la sua azione dello "svolazzar" mentre "sora i copi de Trieste" sventola l'Alabarda l'ho sempre identificato come motto di fiero municipalismo indifferente a una passata dominazione "che se ne va" pronta ad accettarne una qualsiasi altra, persino quella piuttosto aliena degli angloamericani, purché sia garantita l' "abbondanza" per la panza. Ciao.

René ha detto...

Grazie a Lorenzo per il suo contributo.
E grazie ancora a tutti i commentatori.

Un saluto

Grigorios Koliopoulos ha detto...

Comunque sia io AMO Trieste!Non dimenticherò mai i giorni che ho passato lì ospitato dai miei amici triestini.Come non dimenticherò mai il giorno in cui la mia amica triestina mi ha insegnato il moto triestin!Sono così fortunato che non solo ho visitato la vostra città ma ho anche imparato tante curiosità su di essa!Scusate che non scrivo in triestin,lo sto ancora imparando!Tanto amore da Atene-Grecia!

René ha detto...

Grazie, Grigorios

Un caro saluto da Trieste alla Grecia!!!!

Anonimo ha detto...

L'uso del termine "gallina" come dispregiativo dell'aquila imperiale asburgica iera usado da socialisti, republicani e anarchici za nei ultimi deceni del'otocento. Se lo trova anche nela canzon popolare anarchica "Inno a Oberdan" nata nel 1885 dovea un certo punto se disi "a morte l'austraica gallina noi vogliamo la libertà" https://www.youtube.com/watch?v=mBl_-CYGZys.
Quindi cantar "galina con dò teste" a Trieste al'inizio del novecento, ai tempi de l'Austria, iera soversivo e anti-asburgico e l'asociado "Viva l'A e po' bon" iera una evidente ciolta in giro del potere, col tipico umorismo triestin de dir una roba per far capir el suo contrario. Nel 1902 i "von" austriaci gaveva fato sparar sui fuochisti del Llloyd Austriaco in sciopero e fato carigar ala baioneta quei che scampava fazendo 15 morti e una cinquantina de feriti. Viva l'A e po' bon!

Anonimo ha detto...

Capito qua per caso. Bel!
Son d'acordo con l'ultimo comento.
Xe probabile che l'ironia la stia proprio nela derisiòn dell'opresòr. Oviamente, bisogna vardar i tempi in cui la canzon, la xe nasida. Po' i ani pasa, e le robe par gaver un altro senso. Oberdan, adeso, sarìa considerà un terorista. Xe quei che magnava "pasta e ceci" che lo ga fato eroe.
A ogni modo, mi la conosso con la "pasta e ceci". No gavevo mai sentì l'introduziòn de quel che ghe par de eser un general; ma mia mama, cantava qualcossa tipo:
«Che nova, njampolo? Cos'te me ciacoli? Te gira i bacoli? ..Te pol filar!»
Ciao a tuti.

Anonimo ha detto...

a mi me par che chi che no sa el talian
no dovessi parlar in quela lingua solo per far i 'colti'
o i finoti
zà un triestin le dopie (d)ze un terno al loto
ma se te magni ri(d)zi e fa(d)soi
almeno te sa cossa che te score(d)zi
ciau

Franco Tauceri ha detto...

Renè, complimenti per el post!!!
Te poderia meter in rete 'sto famoso spartito dei anni '30?

René ha detto...

Grazie a te, Tauceri. Prossimamente farò l'update per inserire lo spartito.

P.s.: ti domando un favore... siccome ho problemi tecnici con Facebook, cioè non capisco perché riesco a vederti ma solo con il tuo nome in neretto (cioè non riesco a cliccare sopra il tuo profilo, oppure rispondere ai tuoi post, link, ecc...), mandami un messaggio in privato qui, tramite il modulo di contatto che si trova in alto, sulla destra. Grazie in anticipo. Un saluto

simon 45 ha detto...

Una volta i triestini i gaveva un spirito ironico che ogi nò esisti più, tra 2 guere, espatrio nel mondo (Vedi Australia e Canada per i più..)e cantieri serai el bon viver pien de morbin triestin no se lo trova se no in qualche momento. Cmq volevo dir a proposito del "viva l'A e po bon" : anche questo xe sta travisà . Xe l'inizio della traduzion de l'ino all'Austria in talian e la stampa jera fata proprio cussì "Viva l'A- ( e dopo in seconda riga continuava) ustriaco regno" per cui eco che i triestini i gà ciapà subito in rider tale stampata balorda e subito a cantar e a compor nela mejo tradision triestina tuto el seguito ( cusì me gaveva dito mia nona Gisela, triestina patoca de san Giacomo, ben 65 ani fa !!!) ciauuu e bone cantade a tuti: Simon 45

Anonimo ha detto...

sentite questa! prima dela guerra porco mondo, marciavo come un figurin, invece oggi
son da in malora con un par de braghe e i ovi fora!
Quintino dalla svizzera

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